![]() |
||||
|
Copyright Acque Stregate Per acquistarlo basta essere iscritti a Lulù, ed essere in possesso di: - una carta di credito o - una carta di credito prepagata o - paypal. Per ulteriori informazioni... basterà scrivermi. Il libro tratta di streghe, wicca, stregheria, leggende, tradizioni e altro. Anticipazione:
Dal 1700 il vocabolo sciamanesimo è stato utilizzato per individuare le pratiche religiose dei popoli altaici, paleosiberiani e uralici; la parola stessa ha origine nella lingua del popolo degli Evenki (un popolo alcaico), che con il termine šaman raffigurava il personaggio principale delle loro cerimonie. Col tempo il vocabolo sciamanesimo ha racchiuso nel suo significato l’esperienza religiosa di varie etnie. La figura dello sciamano si incontra in tutti i continenti, soprattutto nelle popolazioni nomadi. Le origini di tali pratiche sembrano risalire al Paleolitico (tra il 30000 e 10000 a.C.), le cui tracce sono state scoperte nelle caverne di Altamira (Spagna meridionale), di Rocamadour e Lascaux (Francia) e nei graffiti siberiani dell’epoca. In alcuni testi, come “I canti degli sciamani” a cura di F. Paolo Campione, sono stati raccolti dei “canti” di alcune popolazioni, spesso tramandati da sciamano a sciamano; ricercatori ungheresi, finlandesi e russi, a partire dalla metà del secolo scorso, riuscirono a raccogliere una buona parte del materiale. Lo sciamano è una figura straordinaria, il tramite tra l’umano e il divino: guaritore, erborista, mago, uomo di medicina. Le popolazioni eschimesi chiamano lo sciamano elik, colui che ha occhi; i siberiani enenalan, uomo illuminato; i cinesi cheng-jen, l’iniziato. *** Inizialmente la Dea, come nelle statue provenienti dalla Creta Minoica, veniva raffigurata in compagnia di animali come serpenti e gatti, entrambi demonizzati dalla concezione cattolica. Il serpente, secondo la tradizione biblica, diviene il simbolo della “conoscenza”, della “penetrazione”, e induce Eva al peccato. Il gatto compare come animale sacro ne “Libro dei morti” (Egitto), dove uccide il malvagio serpente Apophis, strappandogli la testa. Nell’Antico Egitto questo animale era protetto dalla Dea Bastet, il quale culto raggiunse una tale diffusione, che chiunque avesse recato danno ad un gatto, sarebbe stato punito dalla legge; ciò nonostante i navigatori Fenici li contrabbandarono fuori dal paese, insieme ad altre merci ritenute preziose. Grazie ai Romani, il gatto raggiunse le Isole Britanniche; nella Roma antica i gatti erano sacri a Diana e si pensava avessero poteri magici, quando moriva un gatto nero, le ceneri venivano sparse sui campi come simbolo di fertilità; presso i Germani questi animali erano sacri alla Dea Freya. Per questa origine pagana, il gatto venne più volte indicato come la personificazione del male, ed è probabile che il costume francese di murare il gatto tra le mura di una chiesa, volesse dare ad intendere il trionfo del bene sul male. Nell’Europa medievale le fate, da prima eleganti e bellissime, vennero trasformate dagli scrittori in esseri malefici, stessa cosa accadde per i gatti, i quali venivano uccisi nei campi a sprangate dopo le messe o seppelliti vivi nei crocicchi. |
||||